Unico - Con quella faccia affaticata, immobile, da domenica pomeriggio, Bill Murray sembra essere una specie di statua immobile. L'ha capito bene Jarmush, che, nel suo Broken Flowers, lo mostra sul divano, tutt'uno con il telecomando, eppure tremendamente affascinante. A volte ha uno sguardo da cane bastonato, ma quando meno te l'aspetti avviene un cambiamento sul suo volto: è la smorfia di uno che ha capito tutto. Sembra essere un saggio stoico, oppure un americano beone, oppure tutt'e due insieme. E' unico Murray e la critica negli ultimi cinque anni se n'è accorta.
Prima - Negli anni Ottanta era considerato, dal pubblico, poco più che uno stronzetto. Tra il ruolo di Peter in Ghostbusters, quello di S.o.s. Fantasmi, e Tutte le manie di Bob, l'attore nato nell'Illinois cinquantasei anni fa, ha costruito una carriera costellata da ruoli spocchiosetti, antipatici, sgradevoli quasi, ma sempre seducenti.
Dopo - Il ruolo della svolta è, sicuramente, stato quello da protagonista in Ricomincio da capo di Harold Ramis, l'attore che interpreta Egon negli acchiappafantasmi reitmaniani. In quel film del '92 Murray affina le sue doti di attore comico, addizionando una capacità di scavo psicologico fuori dal comune. Dopo un quinquennio di film così così incontra Wes Anderson, genietto della nouvelle vague americana, che con il suo secondo film Rushmore, porta Murray ad altezze insospettabili. Se ne accorge la Coppola (o il papà?) e Lost in traslation afferma l'attore come uno tra i migliori viventi. Nel curriculum ha anche i due spassosi successivi Anderson (I Tenenbaum e Le avventure acquatiche di Steve Zissou) e, come già detto, il bellissimo Broken Flowers di Jarmush.
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