Profondo nero - Wes Craven torna a scrivere - da dodici anni non accadeva - il suo prossimo film: horror ovviamente. Nella dichiarazione rilasciata a Variety il regista dice di sentirsi un po' in colpa per aver abbandonato l'attività principe del fare cinema, la scrittura, ma adesso è ora di ritornare in sella. La vecchia volpe dello slasher (variante dell'horror simile allo splatter) torna in un momento molto fortunato per il cinema nero. Il film racconterà una storia di ambiente soprannaturale, ha detto il regista, più simile a Il sesto senso che a un film splatter. Sarà dunque una pellicola d'atmosfera il cui protagonista è un tipico adolescente americano nei guai.
Kruger, Scream e altri incubi - Craven è uno dei colpevoli dei più grossi spaventi del secondo Novecento. Padre dell'icona assoluta Freddy Kruger (attenzione! il regista firma la regia solo del primo episodio e del conclusivo, Nuovo incubo), ha segnato l'horror anni Ottanta, oltre a Nightmare è necessario citare il capolavoro di tutta la sua filmografia, Il serpente e l'arcobaleno, magnifico horror ispirato alla storia di un antropologo. Nel decennio successivo tra film riusciti (La casa nera) e scivoloni imperdonabili (Vampiro a Brooklyn), dà il via alla saga di Scream, una trilogia che ristabilisce le regole usurate del genere, come il regista aveva già fatto nei Settanta con L'ultima casa sulla sinistra e Le colline hanno gli occhi. Personaggio posato e equilibrato nella sua filmografia si è permesso un'eccezione di livello: La musica del cuore, melodramma interpretato da Meryl Streep. Uomo colto e fine è forse il più "spietato" tra i suoi colleghi: se per Romero e Carpenter l'horror è allegoria sociale, per Hooper modo di realizzare film in libertà, Craven dirige horror per puro piacere, conscio del fatto che "l'horror non crea nuovi psicopatici, li rende solo più creativi".
I vecchi e i giovani - Mentre i giovani registi si azzuffano per girare remake dei capisaldi del genere - vari zombi, porte da non aprire, colline occhialute - i maestri di quelle pellicole godono di un prestigio sempre maggiore. Tobe Hooper, George Romero, John Carpenter e Craven stesso sono registi intoccabili, è troppo grande la loro fama per essere offuscata da lavori poco riusciti (l'unico a non sbagliare mai sembra essere Carpenter…), stanno lì come i presidenti scolpiti sul monte Rushmore ad insegnare, guardare storto, invogliare o stroncare le nuove leve del genere. Craven e soci devono temere solo un regista: Rob Zombie.
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