In quell'orgia di suggestioni visive e culturali che sono i Giardini della Biennale, dove nei tradizionali padiglioni nazionali ogni paese presenta il proprio "stato dell'arte" diventa spesso difficile trovare o sintetizzare un momento particolare o uno sguardo univoco. Quello che si trova è qualche delusione, molte conferme e, soprattutto, alcuni momenti veramente entusiasmanti.
Da segnalare, tra gli entusiasmi, il ritorno dopo otto anni di un Padiglione Italiano. Si tratta di una cosa ben curiosa che la Biennale di Venezia non avesse un padiglione per il paese che la ospita. Eppure lo storico Padiglione Italia, splendida costruzione che troneggia ai Giardini, è ormai da anni destinato ad ospitare parte della mostra del curatore. Torna quindi in un luogo di fortuna (alla fine delle Corderie all'Arsenale) il nostro padiglione nazionale. E torna in grande stile.
Due gli artisti ospitati, Giuseppe Penone, classe 1947 e Francesco Vezzoli, classe 1971. Ed è soprattutto questo secondo che incanta con la sua dissacrante capacità di piegare il linguaggio cinematografico a proprio piacimento.
Vezzoli aveva già convinto due anni fa, presentando Trailer for a remake of Gore Vidal's Caligula, un falso trailer costruito usando in chiave grottesca e dissacrante il linguaggio stesso del trailer, andando ad individuarnee la grammatica e l'ortografia. Ora l'artista bresciano presenta Democrazy, un'installazione video al cui interno si confrontano due candidati alla presidenza USA: Patricia Hill e Patrick Hill. Due spot, perfettamente speculari, belli, forti e convincenti. Un gioco forse facile, ma sicuramente efficace e decisamente azzeccato di fascinazione e svelamento del linguaggio politico e televisivo americano. Votare per lui o per lei è indifferente, perchè nulla li distingue.
Tornando ai Giardini uno dei padiglione più convincenti è quello francese. Sophie Calle ha fatto della sua partecipazione a questa Biennale quasi una performance. Dopo aver scelto il commissario (ogni padiglione ha un commissario che sceglie gli artisti, tranne quello francese dove avviene il contrario) attraverso un semplice annuncio sul giornale (sovvertendo il bon ton istituzionale del suo paese) ha trasformato un proprio fatto privato (una email nella quale un rapporto veniva troncato) in una installazione totalizzante. Ha preso il testo della sua email e lo ha girato a 107 donne chiedendo a ciascuna un'interpretazione e una risposta. Il risultato è una frantumazione atomizzande della parole e del senso. Lo svelamento del rapporto uomo - donna in ogni sua possibile forma, variante e prospettiva. E un annientamento, soprattutto, della pochezza verbale in un messaggio di rottura. Un'operazione entusiasmante e disarmante al tempo stesso.
Colpise anche il padiglione giapponese. Masao Okabe usa la tecnica del frootage (mettere un foglio bianco su una superficie e passarci sopra con una matita) per portare a Venezia la pensilina della stazione di Uijina a Hiroshima. Portando la superficie delle cose Okabe mostra gli aspetti inattesi che possono presentare gli oggetti. E le pietre, che noi sappiamo essere passate attraverso un'esplosione nucleare, troneggiano al centro della stanza, aperte al nostro tatto, pronte a offrirci l'inatteso di un tocco scioccante.
Soprendente anche il padiglione coreano, ad ulteriore dimostrazione che gli stimoli più interessanti, dal cinema all'arte, arrivano ormai dall'estremo oriente. Lee Hyungkoo crea una falsa archeologia del cartone animato e ci presenta, come se fossimo in un mueso tradizionale, i fossili e gli scheletri dei principali personaggi animati. Le ossa di Tom e Jerry che si inseguono, il cranio di Topolino e di Cip e Ciop, rendono reali e spaventosi i nostri sogni d'infanzia.
Da segnalare inoltre il padiglione tedesco dove l'artista Isa Genzken riempie gli spazi di inquietanti oggetti, creando un'atmosfera da fantascienza post atomica. Il padiglione georgiano, una nazione recente ma di forte tradizione, dove colpiscono soprattutto i meccanismi di Tamara Kvesitadze, automi che si aprono, si piegano, si uniscono giocando con la nostra sensibilità corporea. Il padiglione russo che presenta una bella installazione di Alecsander Ponomarev e Arseny Mescheryakov, Shower, una vera e propria doccia di immagini televisive, un esperienza quasi totalizzante. Da segnalare la net installazione Click I Hope di Julia Milner, uno dei pochissimi tentativi di coniugare la rete e l'arte visti a questa Biennale. Da sempre all'avanguardia sembra però che l'arte contemporanea faccia fatica ad usare il linguaggio della rete.
E a proposito di rapporto arte-internet si fa notare, in un altrimenti deludente padiglione cinese, l'operazione China Tracy di Cao Fei. L'artista orientale non fa altro che presentare, il proprio avatar su Second Life (China Tracy appunto) come installazione permamente (permanente almeno in rete). E si tratta dell'unica riflessione sul rapporto tra realtà e mondo virtuale vista a questa Biennale. Sicuramente una delle operazioni meglio riuscite e più convincenti. E per lasciare Venezia e continuare il viaggio ecco il link al blog di China Tracy.
Informazioni utili - La 52. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia resterà aperta fino al 21 novembre 2007. Le sedi espositive sono il Padiglione Italia e i padiglioni nazionali ai Giardini, le Corderie e le Artiglierie all'Arsenale, e altre sedi di Venezia centro storico. Orari d'apertura dalle 10 alle 18. I Giardini sono chiusi il lunedì. L'Arsenale il martedì. Consigliamo di suddividere la visita alla Biennale Arte su un arco di almeno due giorni. Sul sito ufficiale potete trovare tutte le informazioni necessarie.
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