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Oscar: Storia & Curiosità

Come funziona la macchina del premio più ambito e una carrellata di curiosità

Come funziona la macchina degli Oscar

Gli inizi - Era il 1927 quando alcuni personaggi illustri del mondo dello spettacolo (i più grandi produttori di quel tempo) decisero di fondare l'organizzazione Academy of Motion Pictures Arts and Sciences per premiare i migliori film prodotti e diretti a Hollywood. Inizialmente i membri votanti erano 36 e oggi superano addirittura i 6000, così come le categorie che nel corso degli anni sono aumentate fino ad arrivare alle attuali 24. A essere sempre uguale (almeno nella forma) è la mitica statuetta dell'Oscar creata dal direttore artistico della MGM Cedric Gibbons che, tra le altre cose, venne nominato 37 volte e portò a casa 11 delle sue creazioni.

I voti - Diventare giurato dell'Academy non è cosa per comuni mortali, per farne parte infatti bisogna aver vinto una statuetta o farsi presentare da due membri anziani. Una volta entrati anche restare non è esattamente accessibile e popolare: la celebrità (o meglio, la possibilità di giudicare le celebrità) costa ben 20.000 dollari annui di iscrizione e proprio per questo il nostro Gabriele Salvatores (vincitore con Mediterraneo nella categoria Miglior Film Straniero nel 1992) non ne fa più parte. Il procedimento di voto è rigoroso: i giurati infatti ricevono una scheda dove sono invitati a rendere note le proprie preferenze in ogni categoria, da qui si scelgono i 5 più votati che vengono annunciati durante la cerimonia delle nominations.

Oscar portafortuna - Una volta annunciate le nominations cominciano le scommesse e le pressioni delle grandi case cinematografiche che elargiscono regali ai giurati e investono in faraoniche campagne pubblicitarie per i propri titoli. Pare infatti che vincere un Oscar equivalga a un incremento di almeno 50 milioni di dollari di incassi solo negli Stati Uniti: un ottimo investimento insomma, anche se l'Academy negli ultimi anni ha posto un freno a questo fenomeno. Ma non è necessario un Oscar per passare alla storia, tra i grandi illustri che non hanno mai vinto la statuetta ricordiamo - tra gli altri -  Alfred Hitchcock , Stanley Kubrick, Luchino Visconti e Roberto Rossellini.

Gli scandali e le curiosità della notte delle stelle

L'indiana di Brando - Senza dubbio la cerimonia di premiazione del 1973 non fu una delle più tranquille. Il miglior attore protagonista del '73 - come di prima e di dopo d'altronde - fu, secondo i membri dell'Academy, Marlon Brando: interprete di Vito Corleone ne Il padrino di Coppola. Tutti d'accordo quindi nel decretare la grandezza interpretativa di Brando, nessuno però aveva fatto i conti con il geniale e provocatore attore di Fronte del porto. Il buon Marlon, infatti, non si presentò alla premiazione, e mandò in sua vece una ragazza squaw chiamata Sacheen Littlefeather. La finta indiana (si scoprì successivamente che non era una vera nativa ma un'attricetta che rispondeva al nome di Maria Cruz) affermò che Brando rifiutava il premio perché in disaccordo con la politica americana sulla questione dei nativi d'America. Una bella doccia fredda per tutta l'Academy, ma non fu l'unica.

Altro che arrossire… - La gaffe in assoluto più bruciante della storia del cinema la si attribuisce a quel genio italo - americano che risponde al nome di Frank Capra. Il regista de La vita è meravigliosa, nell'anno 1933, sentendo l'annunciatore dire "Frank! Vieni a prendere il premio", si alzò di corsa e iniziò a dirigersi verso il palco. Solo durante il tragitto si rese conto che i riflettori non erano puntati su di sé ma su Frank Lloyd! Più simile al comportamento di Brando quello di Erich von Stroheim, inarrivabile e smisurato autore di Greed e Femmine folli, che rifiutò la candidatura come miglior attore non protagonista per Viale del Tramonto ritenendola riduttiva se paragonata alla sua attività di regista. Ancora oggi non gli si può dar torto.

Comuni scivolate e folli sceneggiatori - Più comune e meno interessante la quasi epica caduta di Timothy Hutton nell'edizione del 1980. Il giovane attore fu salvato in extremis dal regista del film, Robert Redford. I due sono ancora molto amici. Cinque anni dopo l'Academy si trovò tra i candidati per la miglior sceneggiatura (quella di Greystoke - La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie) niente di meno che un cane…Robert Towne, lo sceneggiatore, già premio Oscar  per Chinatown, per protesta contro Hugh Hudson, il suo regista, firmò lo scritto con lo pseudonimo di P.H.Vazak, dove Vazak era il nome del suo cane. L'ultimo follia legata al mondo della sceneggiatura risale al 2002, quando per Il ladro di orchidee Charlie Kaufman arrivò addirittura ad inventarsi un fratello, Donald, con cui cofirmare lo script.   

Il caso Kazan - La serata del 1999 fu una delle più calde in assoluto. C'era la storia di Hollywood in ballo, le liste nere, le paure di una generazione, i ricordi di carriere stroncate dalla stupidità del maccartismo. E lì sul palco, ad essere premiato, c'era Elia Kazan, il più odiato tra i grandi geni di Hollywood. Il regista de Gli ultimi fuochi nel '52 collaborò con il senatore McCarthy denunciando gli ex - amici sospettati di essere antiamericani: fu un periodo tremendo per l'arte e per il cinema. A causa di Kazan molti uomini dello spettacolo furono condannati all'ostracismo e, in qualche caso, anche al carcere. Se quella sera di 9 anni fa non fosse stato accompagnato da Scorsese e DeNiro i fischi sarebbero stati ben più di quelli che ha ricevuto. Molti degli ospiti della serata - indimenticabile l'espressione spietata di Nick Nolte - si rifiutarono di applaudire. Ma l'Oscar alla carriera era meritatissimo: una cosa è l'artista, un'altra è l'uomo. O no?

 



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