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7 Marzo, 2008

Zizou, sublime farfalla impazzita

di GIORGIO PORRA'

Non c'è mai stato un buon rapporto tra il calcio ed il cinema italiano. Anzi, proprio pessimo riflettendo sull'imbarazzante quantità di fumettoni legati al filone comico-demenziale. Ne sono stati girati a decine, altri purtroppo ne arriveranno. Il pallone svilito a pretesto per fabbricare satira di bassa lega, per tratteggiare improbabili tipologie di curvaioli.

Al contrario, pochissima attenzione per il sentimento, per l'essenza del gioco, per la poesia del movimento, per la rappresentazione epica della squadra-mito, del fuoriclasse eterno (l'ultimo tentativo, quello su Maradona, è stato bocciato da critica e botteghino). E a parte qualche apprezzabile eccezione, vedi "Ultimo minuto" di Avati e "L'uomo in piu'" di Sorrentino, sul grande schermo non approda neppure l'operazione coraggiosa, quella tesa a denunciare il malaffare, le storture dell'ambiente, le nevrosi del dopocarriera. Sì, alcuni ci provano, Virzì tra i registi calciofili piùsensibili e impegnati, ma i loro restano gioiellini di nicchia senza il sostegno delle grandi case di produzione.

Per non parlare, infine, dell'aspetto tecnico totalmente mortificato, non bastano la buona volontà di attori dal buon passato agonistico e gli sporadici camei di campioni veri per dare credibilità a scene di pallone così finte da sconfinare nel grottesco. La verità è che siamo quattro volte campioni del mondo, ma è fuori dai confini che la cinematografia sullo sport più popolare offre il meglio di sé.

Per esempio, il regista scozzese Douglas Gordon, quarantenne star dell'arte contemporanea, ha stupito tutti realizzando, con la collaborazione del francese Philippe Parreno, un magnifico film su Zidane, "Un ritratto del XXI secolo", già proposto con successo a Cannes, acquistato dal Moma e dal Guggenheim di New York, distribuito sul mercato italiano in dvd dalla Feltrinelli, assieme ad un volumetto del giornalista di "Repubblica" Maurizio Crosetti. Su vita ed opere del genialoide transalpino.

Sostiene Gordon, che in carriera ha già rastrellato parecchi premi, il Turner Prize e la Biennale di Venezia: "Per me l'arte è una scusa per parlare alle persone di idee, non per fare oggetti belli. L'arte non ha bisogno di essere piacevole o amabile. Deve essere stimolante e problematica". Concetti concentrati anche nel lavoro su Zizou, una specie di moviola dell'anima che fissa secondo dopo secondo respiri, stati d'animo, ghirigori artistici del fuoriclasse francese.

Qualcosa di più e di meglio di tutte le antologie dei suoi gol, perché le pupille di Gordon s'incollano alla fatica, alla rabbia, all'estro dell'atleta, isolandone la superiorità, la solitudine da farfalla impazzita. Impressiona lo sforzo tecnologico: ben 17 telecamere, di cui due con zoom ad alta definizione, hanno seguito Zidane durante una sua esibizione col Real Madrid allo stadio Bernabeu, ma a ben guardare trattasi di circostanza del tutto normale per questo artista abituato a spiazzare, a smantellare certezze, come quella volta che in un museo di Berlino blindò per undici ore decine di spettatori dentro una sala buia davanti a "Psycho" di Hitchcock proiettato al rallentatore.

Nel "ritratto" di Zidane non c'è sviluppo mozzafiato, nessun torrente adrenalinico, anzi, diverse pause affiorano nel montaggio delle immagini del match con il Villareal. Eppure la sua danza sul prato non smette di sedurre, impossibile perdere un istante di quel sensuale abbraccio tra lui e il pallone. Zizou corre, suda, striglia i compagni, e a tratti si ha la sensazione di bruciare l'erba assieme a lui, e  l'occhio elettronico è sempre lì ad incatenare l'attimo, ad accarezzare l'intuizione. Zidane giocatore totale, questo è stato, così va tramandato. Soprattutto adesso, tornato "terrestre", che passa le giornate tra shopping, rimpatriate in trattoria (anche con Lippi) e attività umanitarie.

Un predestinato, ma anche un uomo del XXI secolo, appunto, stressato e controverso. Che anche nel documentario di Gordon, all'improvviso, interrompe la recita, libera l'anima selvaggia da ragazzo di strada, si scaglia contro un avversario, si merita il rosso. E di spalle, a capo chino, abbandona il teatro, come nella notte di Berlino, dopo la celebre testata a Materazzi. Giù il sipario, game over, ma che cinema ragazzi!
GIORGIO PORRA'
SKY Sport




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