Il caso Welby arriva in Tribunale - Oggi pomeriggio la Prima sezione civile del Tribunale di Roma discuterà del ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l'interruzione di quello che egli definisce accanimento terapeutico. Welby ha infatti chiesto che gli sia staccato il respiratore sotto sedazione artificiale. Il primo sì è arrivato ieri dall’ufficio Affari civili della procura di Roma, che si è detto favorevole all’interruzione della terapia. La decisione del procuratore Giovanni Ferrara e dei sostituti Salvatore Vitello e Francesca Loy spiega che il ricorso di Welby è ammissibile e va accolto ma, allo stesso tempo, non si può “ordinare ai medici di non ripristinare la terapia perché trattasi di una scelta discrezionale affidata al medico”.
La volontà del malato va rispettata – “Welby ha detto chiaramente di voler rifiutare le cure e questa manifestazione di volontà rappresenta un diritto che tutti dovrebbero rispettare. Si deve rispettare la sua volontà. Punto e basta. E' confortante il parere espresso dai magistrati. Mi auguro che oggi i giudici tengano conto della volontà espressa dal paziente, iniziativa che dovrebbe rendere irrilevante la valutazione del possibile accanimento terapeutico”. Lo ha dichiarato il professore Umberto Veronesi in un'intervista a Il Mattino.
Non può decidere un giudice – “Non sono decisioni che possono essere lasciate alla discrezionalità di un pubblico ministero o di un medico. C’è la vita di un uomo in ballo” sostiene Isabella Bertolini di Forza Italia. E continua: “Quello che è certo è che la vita di quest’uomo non può dipendere dall’orientamento ideologico di un giudice”.