Diritto a non curarsi – Il caso Welby continua a dividere opinione pubblica, mondo politico e giuridico.
La Procura di Roma impugna l’ordinanza che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Piergiorgio Welby per chiedere l’interruzione delle cure. I pm, citando gli articoli 32 e 13 della Costituzione, indicano “l’esistenza di un vero e proprio diritto a non curarsi, ossia di un’assoluta libertà del paziente di rifiutare le cure mediche, lasciando che la malattia faccia il suo corso. Il medico, dunque, ha la potestà o la facoltà di curare e non il diritto di curare”.
Non si tratta, aggiungono, “di agevolare un diritto a morire, bensì di una scelta cosciente tesa ad evitare ulteriori e inutili sofferenze al paziente irrimediabilmente malato”.
Ad esaminare il reclamo sarà ancora il Tribunale civile, ma non più in sede monocratica, come avvenuto per il procedimento definito dal giudice Salvio, bensì in composizione collegiale.
Css – Oggi si riuniscono i 51esperti del Consiglio Superiore di Sanità; la bozza di parere espresso sul caso Welby sarà poi consegnata al ministro della Salute Livia Turco. Proprio il ministro, infatti, aveva richiesto giorni fa un intervento da parte degli esperti per elaborare un documento unico.
Una prima bozza, elaborata dal comitato di presidenza (gruppo ristretto che in due sedute ha completato la fase istruttoria riuscendo ad approvare al suo interno un testo unico), indicherebbe che le cure al coopresidente dell'associazione Coscioni, attraverso l'uso del respiratore automatico, non sarebbero accanimento terapeutico e quindi la richiesta dell'uomo di ottenere il distacco della spina, almeno sotto il profilo tecnico-scientifico, non potrebbe essere accolta.
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