Welby - E' morto. Piergiorgio Welby è morto.
Marco Pannella, presidente dei Radicali, che hanno sostenuto la battaglia del co-presidente dell'associazione Luca Coscioni, ha dato la notizia in diretta su Radio Radicale.
Un medico ha staccato il respiratore che lo teneva in vita. "Ho esaudito il volere di Welby" afferma Mario Riccio, questo il suo nome.
E' così che alle ore 23 di mercoledì 20 dicembre, Piero Welby è morto per arresto cardiocircolatorio.
Piero, come era chiamato da parenti, amici, ma anche da chi in questi mesi aveva imparato a conoscere il suo caso, ha finito di soffrire. Già, perché Welby per sua stessa ammissione soffriva. Lo aveva detto, apertamente. Avevo deciso di farlo sapere a tutti. La sua richiesta era quella di poter morire.
La lettera - Dopo 87 giorni dalla ormai nota lettera con la quale Welby chiedeva di poter essere staccato dal ventilatore polmonare che lo teneva in vita, il malato incurabile di distrofia muscolare è scomparso proprio il giorno dopo la bozza di parere espressa dal Consiglio Superiore di Sanità: secondo i 51 esperti il suo caso non poteva essere considerato accanimento terapeutico. Il Css proprio ieri aveva motivato la decisione dichiarando che Welby non era in pericolo imminente di vita, era in grado di intendere e volere, aveva capacità progettuale ed era in grado di comunicare. Per tutte queste ragioni la ventilazione meccanica non poteva essere considerata accanimento terapeutico.
Un caso - Quello di Piergiorgio Welby era diventato negli ultimi mesi un caso umano, politico e giuridico che, ancora una volta, ha sollevato la questione dell’eutanasia. Pareri a favore e pareri contrari hanno diviso e spaccato il Paese. Da una parte il diritto alla vita, la convinzione che non si può porre fine deliberatamente alla vita di una persona. Dall’altra la difesa del diritto del malato, la possibilità per ciascuno di scegliere e decidere per sé.
Piero Welby – Nato a Roma il 26 dicembre 1945, all’età di 20 anni è stato colpito da distrofia muscolare progressiva. Con il passare del tempo la malattia, inesorabile, gli aveva proibito qualsiasi movimento del corpo. Solo agli occhi e alla labbra era rimasta la libertà di esprimersi. Dal 1997, da quasi dieci anni, era tenuto in vita da un respiratore automatico.
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