Tommy - Un nome, un bambino, un rapimento, un orrendo delitto. La triste vicenda che lo ha visto protagonista ha occupato per più di un mese le prime pagine dei giornali. Tutta l’Italia ha seguito con trepidazione ogni momento, fino a stringersi intorno ai genitori del piccolo nel momento in cui ogni speranza è stata resa vana dalla confessione di Alessi: “Tommaso è morto, l’ho ucciso io”. Ripercorriamo la sua storia.
Il rapimento – 2 marzo 2006, ore 20 e 30. Tommaso Onofri, un bimbo di appena 18 mesi, viene rapito da due persone dalla cascina di Casalbaroncolo, in provincia di Parma. I genitori e il fratellino più grande vengono legati. Del piccolo si perdono subito le tracce. Fin dall’inizio si capisce che si tratta di un sequestro anomalo. Nessuna telefonata per chiedere un riscatto da parte dei rapitori. Nessun avvistamento. Ad accrescere l’angoscia lo stato di salute precario del piccolo. Tommy è infatti un bambino malato di epilessia ed ha bisogno di un farmaco, il tegretol, che gli deve essere somministrato ogni 12 ore. Il giorno del rapimento, tra l’altro, Tommy aveva la febbre. I genitori lanciano continui appelli ai rapitori affinché venga somministrato al piccolo il farmaco di cui ha bisogno. Ma gli appelli arrivano anche dal mondo politico e religioso. Benedetto XVI chiede ai sequestratori: “Liberatelo senza condizioni”.
Sospetti – In un primo momento i sospetti si concentrano sul papà del bambino, Paolo Onofri, 46 anni, direttore di un ufficio postale della zona. Ad un tratto sembra vicina una svolta: gli inquirenti trovano nel suo computer centinaia di files che contengono filmati scaricati da Internet aventi come protagonisti minorenni coinvolti in atti sessuali. Paolo Onofri viene indagato per detenzione di materiale pedopornografico. Presto però si capirà che non c’è nessuna relazione tra questo episodio e il rapimento. Il 16 marzo una sensitiva milanese indica che il corpo di Tommy si trova nel fiume Magra, vicino Pontremoli. Si tratta di un’altra falsa pista. Si intravede qualche speranza quando viene ritrovato il cane Toby, scomparso qualche giorno prima del sequestro del bimbo. Il 26 marzo un episodio inquietante. Qualcuno traccia una scritta bianca sull’asfalto della strada che conduce alla casa degli Onofri: “Ne hai abbastanza?” .
Indagini – Verso la fine del mese di marzo si registra un’accelerazione nelle indagini. Grazie a un’impronta lasciata dai rapitori sullo scotch usato per legare i genitori del piccolo, il cerchio si stringe intorno a un gruppo di muratori e operai che hanno lavorato alla ristrutturazione della cascina degli Onori. Tra queste c’è Mario Alessi, un muratore siciliano di 44 anni. Sarà proprio lui a confessare l’omicidio e a porre fine alla tragica vicenda. Era il 1 aprile 2006.
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