Perché il latino – E’ più utile studiare il cinese che il latino. E’ quanto sostiene il Financial Times, rispondendo a una lettera inviata al giornale da un ragazzo italiano. La storia, piuttosto sui generis, inizia in un liceo di Roma. Andrea Rocchetto ha 15 anni e probabilmente ha qualche difficoltà con il latino. Lingua arcaica, ormai in disuso, estremamente complessa… A che serve studiarla? E’ una domanda che molti studenti si pongono ogni giorno. Gli insegnanti si sforzano di far capire la sua importanza ai ragazzi: “Apre la mente”. Tante le leggende sull’argomento. Una, certamente nota ai molti studenti o ex allievi dei licei, recita: “Chi è bravo in latino lo è anche in matematica”.
La lettera – Andrea ha fatto di più. Non si è fermato alle polemiche tra i banchi, ma ha voluto mettere per iscritto le sue lamentele e la sua teoria sull’inutilità del latino… Come dire: Verba volant, scripta manent! Il ragazzo, in maniera acuta, non ha inviato la sua missiva a un giornale italiano, ma si è spinto oltremanica. Probabilmente avrà ben calcolato quelle che sarebbero state le reazioni in Italia, dove latino vuol dire tradizione, ma anche Chiesa. Ha scelto la rubrica Dear Economist dell’autorevole giornale economico-finanziario Financial Times. La lettera è stata pubblicata con tanto di risposta firmata Tim Harford.
La risposta - Il quindicenne si lamenta per l’obbligo dello studio del latino ancora in vigore nei licei e propone il cinese come alternativa: “Potremmo studiare il cinese che aumenterebbe le nostre capacità logiche e ci aiuterebbe a ottenere qualcosa in futuro”. Il Financial Times sembra dar ragione al ragazzo: “Anche nei più eleganti contesti sociali il latino è sempre meno sfoggio di erudizione e sempre più una dimostrazione di una gioventù sprecata, come sapere a memoria troppi sketch dei Monty Python”. Il cinese, invece, “sarebbe altrettanto efficace come esercizio mentale e offre il vantaggio supplementare che consente di parlare anche con qualcuno che non sia il Papa”.
Vittime di professori extra tempore – Il Financial Times sostiene inoltre una curiosa teoria sull’utilità dello studio del latino, secondo la quale a decidere non sarebbe il buon senso, ma l’interesse di una piccola cerchia di insegnanti “con molto da guadagnare da una certa politica”. Il giornale suggerisce al ragazzo: “Chiediti cui bono” (a chi giova?). E gli consiglia anche la risposta: proprio ai docenti. Scrive infatti il giornalista del Financial Times: “Le vittime sparpagliate sono milioni di studenti costretti a soffrire, mentre il vincitore è probabilmente una lobby ben inserita di insegnanti di latino ”.
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