Chi era Cho - Chi era quel ragazzo che ha ucciso 32 persone e poi si è tolto la vita sparandosi al volto. E’ forse la domanda che tutti oggi si pongono, dopo che la polizia ha reso noto il nome e il volto del killer della Virginia. Si cerca di trovare una motivazione, un elemento che possa aiutare a capire il perché di tanta violenza, di una furia simile. Ma oggi ci si chiede anche se il massacro poteva essere evitato.
Il ragazzo punto interrogativo - Così lo definiscono i suoi compagni di corso. Una personalità misteriosa, imprevedibile, la sua. Introverso, taciturno, Cho Seung-hui aveva 23 anni. Figlio di una famiglia di immigrati sud coreani, era arrivato negli Stati Uniti a otto anni per vivere nei sobborghi di Detroit. In seguito la famiglia si era spostata nella periferia di Washington. Ultimamente si era trasferito in uno dei dormitori della scuola, non quello dove è avvenuta la strage.
La lettera-testamento - “Colpa vostra se l’ho fatto”. E’ quanto avrebbe scritto Cho in un’inquietante lettera testamento. Lo riferisce l’emittente televisiva Abc, secondo la quale la lettera sarebbe stata ritrovata nella sua camera da letto. Parole di rabbia nei confronti dei “figli dei ricchi” presenti all’Ateneo, che si comportano da debosciati, ma anche accuse ai “ciarlatani”, cioè verosimilmente i professori del Virginia Tech. La polizia ha tuttavia smentito l’esistenza di una lettera lasciata dal ragazzo.
Dicono di lui - “Sentivo che era molto solo, un tipo di persona sempre isolata”, ha detto ieri alla tv Cnn Lucinda Roy, la sua professoressa di scrittura creativa. E ancora: “Portava sempre occhiali da sole, anche al chiuso, e un berretto”. I temi di Cho per le classi di scrittura creativa avevano talmente inquietato gli insegnanti che lo studente era stato segnalato al servizio di supporto psicologico dell’università. Il Chicago Tribune, uno dei principali quotidiani americani, citando gli inquirenti, segnala inoltre che il ragazzo aveva “comportamenti violenti ed erratici”. Secondo le stesse fonti, Cho sarebbe stato anche l’autore di un incendio in uno dei dormitori. Sembra inoltre che lo studente assumesse degli antidepressivi.
Il ricovero - La polizia ha reso noto che Cho era stato sottoposto a una serie di test psichiatrici verso la fine del 2005 presso un'unità ospedaliera esterna al campus, dopo aver perseguitato due compagne di studi. Nel novembre e nel dicembre di quello stesso anno, il sud coreano era stato accusato da almeno due studentesse di averle tormentate con email e con attenzioni non richieste. Proprio per questo motivo era stato convocato a più riprese dalla polizia del campus. Gli amici avevano riferito che la situazione aveva depresso Cho e che temevano per la sua incolumità. Questo fatto aveva fatto scattare l'invio di Cho Seung Hui ad un centro di assistenza psichiatrica.
In scena - Cho Seung-hui avrebbe in qualche modo sceneggiato la strage che poi ha compiuto davvero. Avrebbe scritto alcuni testi teatrali. I compagni di corso che li avevano letti erano rimasti inorriditi dalla loro violenza estrema. “Qualcosa uscito da un incubo, con una violenza macabra, malata e l’uso di armi a cui io non avrei mai neppure pensato ”, racconta Ian McFarland.
Due di questi racconti teatrali sono stata pubblicati online da The Smoking Gun e Aol News.
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